Lavoro, Riviera maglia nera in Italia Crolla l’occupazione giovanile: -21%

Il ponente ligure è maglia nera per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro, con un crollo verticale dell’occupazione nell’ultimo decennio, quello della Grande Crisi. Imperia si piazza al 103° e ultimo posto per quanto riguarda la variazione dell’occupazione nel decennio 2007-2017.

Un – 8,4% globale che pone il capoluogo rivierasco nella ben poco invidiabile posizione di fanalino di coda nelle offerte di lavoro (Spezia-1,6%, Savona -0,5%, Genova +0,7%).

L’amaro verdetto arriva dal report che, ogni anno, in occasione del Primo Maggio, viene diffuso da Manageritalia , federazione nazionale dei dirigenti, quadri e professionali del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato, su dati elaborati da Astra Ricerche e basati su tabelle Istat. Ma non è, questo, l’unico dato su cui riflettere. Nell’ultimo decennio, infatti, il tasso di occupazione – da Cervo a Ventimiglia – è crollato: dal 65% è sceso al 57% (le altre tre province liguri sono sopra il 63%). Otto punti percentuali in meno, un abisso. Ben sopra a realtà socio economiche come Agrigento e Catanzaro, da sempre relegate nelle retrovie di ogni graduatoria nazionale. Se non ci sarà, nei prossimi anni, un deciso cambio di tendenza occupazionale, la Riviera pare davvero destinata a una “meridionalizzazione” dell’occupazione senza precedenti. Con sempre più giovani, laureati e diplomati, costretti a fare le valige e partire per altri lidi alla disperata ricerca di un posto di lavoro.

Un fenomeno, questo, che è già in atto ma che pare a questo punto irreversibile, soprattutto per le generazioni a venire. Ma vediamo, nei dettagli, l’evoluzione dell’ occupazione in Riviera messa in relazione con le altre province liguri. Il confronto è impietoso. Anche e soprattutto in tema di lavoro giovanile. Inquietante è il -20,5% di tasso occupazionale globale fatto registrare, sempre nell’ultimo decennio, dalla popolazione compresa tra 25 e 34 anni (Genova -15,7%, Savona -13,9%, Spezia – 4,7%). Che, nel caso delle donne, diventa drammatico: -28% (Savona -18%,Genova -16,3%, Spezia +2,1%). Più contenuto, ma sempre oltre il livello di guardia, quello maschile: -16%. Il dato, va sottolineato, accomuna un pò tutte le province liguri anche se la punta dell’iceberg è proprio Imperia.

Articolo apparso il 1° maggio 2018 su il Secolo XIX,edizione Imperia-Sanremo a firma di Giorgio Bracco.

Noi abbiamo da aggiungere che il primato affatto invidiabile sui temi dell’occupazione non è l’unico in questa Provincia. Infatti già da tempo l’allarme dell’antimafia sulla presenza delle cosche calabresi in questo territorio è ai massimi livelli e viene paragonato a quello calabrese.

Disoccupazione sopratutto giovanile e presenza della criminalità organizzata e di microcriminalità legata allo spaccio,sono una miscela esplosiva per questo territorio che Governi (nazionali, regionali e locali) e classe padronale hanno da tempo abbandonato, chiudendo attività e lasciando il territorio sguarnito da investimenti produttivi sia manifatturieri che agricoli e da quelli delle infrastrutture per una porzione di territorio nazionale di confine.

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