Categoria: Internazionale

Il 30 novembre a New York – L’internazionale riparte da Sanders e Varoufakis

Se ne parlava da mesi. Adesso la notizia è arrivata: il 30 novembre comincia ufficialmente l’internazionale progressista di Yanis Varoufakis e Bernie Sanders. I due outsider della sinistra radicale – il primo a capo di Diem25, il secondo leader del movimento Our Revolution, nato come risposta left all’elitarismo del democratic party – lanceranno da New York un appello per costruire una nuova alleanza sovra-continentale contro l’oscena fioritura di fascismi e nazionalismi.

DINANZI alla riconfigurazione globale del neoliberismo su posizioni nazionaliste e xenofobe, il nuovo soggetto si rivolge a partiti, movimenti, organizzazioni interessati al ribaltamento dell’attuale sistema-mondo per rilanciare le parole d’ordine della giustizia globale, della lotta alla povertà, del salvataggio in extremis di un ecosistema sventrato dalle mani, tutt’altro che invisibili, del mercato.

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Il business del debito italiano

di Andrea Fumagalli

Fa scandalo la richiesta del governo italiano di portare il rapporto deficit/pil al 2,4% e così si alimenta una campagna mediatica – a destra come a sinistra – che ha in realtà il vero obiettivo di spianare la strada alla speculazione finanziaria. In base ai nudi dati economici, l’Italia non è affatto a rischio di insolvenza. All’elevato debito pubblico, infatti, fa da contraltare uno dei più bassi valori del debito delle famiglie e delle imprese. Se poi aggiungiamo il surplus commerciale (che è superiore allo stesso deficit pubblico del 2,4%), l’allarme lanciato è solo giustificabile sul piano politico e ideologico e non economico.

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Marx e Keynes oggi

Lucio Gobbi intervista Marco Veronese Passarella

Sono trascorsi più di dieci anni dal 15 settembre 2008, giorno della dichiarazione del fallimento di Lehman Brothers, la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti e avvio di una reazione a catena che ha messo in crisi le fondamenta del sistema finanziario globale. Una crisi le cui ripercussioni, immediate e pesantissime anche sull’economia reale, hanno portato alla recessione globale del 2009 e contribuito a porre le basi della crisi dell’euro e dei debiti sovrani del 2010-2012, particolarmente acuta nel nostro Paese. Dieci anni di crisi che hanno visto anche un rinnovato interesse per il pensiero economico di Marx – e in particolare per la sua analisi del capitalismo – che si accompagna anche a frequenti riferimenti alla necessità di “politiche keynesiane”.

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Trump rottama la pace

di Tommaso Di Franceso

Alla faccia della rottamazione. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump, tra un viaggio elettorale e l’altro in vista del voto di midterm, ha «semplicemente» annunciato che gli Stati uniti potrebbero ritirarsi non da un accordo vintage qualsiasi, ma da quello che probabilmente è il più importante e decisivo trattato mai sottoscritto nel dopoguerra: quello firmato nel 1987 dal presidente dell’Unione sovietica Michail Gorbaciov e dal presidente americano Ronald Reagan, che pose fine di fatto alla guerra fredda – l’accordo portò alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1846 russi -, avviando così il disgelo tra Est e Ovest (i sommovimenti del 1989 si mossero, solo in parte, anche su quella scia).

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La Casa Bianca prepara il ritorno degli euromissili

IL TRATTATO E LA MESSA IN DISCUSSIONE DA PARTE DI «THE DONALD»

di MANLIO DINUCCI

L’annuncio che «Trump rottama lo storico trattato nucleare con Mosca» – il Trattato sulle forze nucleari intermedie (Inf) – non era inatteso. Ora però è ufficiale. Per capire la portata di tale atto, va ricordato il contesto storico da cui nacque il Trattato. Esso venne firmato a Washington, l’8 dicembre 1987, dal presidente degli Usa Ronald Reagan e dal presidente dell’Urss Michail Gorbaciov, accordatisi l’anno prima al vertice di Reykjavik. In base ad esso gli Stati uniti si impegnavano a eliminare gli «euromissili»: i missili balistici Pershing 2, schierati in Germania Occidentale, e i missili da crociera lanciati da terra, schierati in Gran Bretagna, Italia, Germania Occidentale, Belgio e Olanda; l’Unione Sovietica si impegnava a eliminare i missili balistici SS-20, schierati sul proprio territorio.

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L’arte della guerra – Oltre alle bombe, missili nucleari Usa in Italia?

di Manlio Dinucci

La B61-12, la nuova bomba nucleare Usa che sostituisce la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei, comincerà ad essere prodotta tra meno di un anno. Lo annuncia ufficialmente la National Nuclear Security Administration (NNSA). Essa informa che, conclusasi con successo la revisione del progetto finale, questo mese cominciano al Pantex  Plant in Texas le attività di qualificazione della produzione, la quale sarà autorizzata a iniziare nel settembre 2019. Nel marzo 2020 entrerà in funzione la prima unità di produzione, ossia comincerà la produzione in serie di 500 bombe.

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