Categoria: Internazionale

Germania cresce la spesa per la Difesa

LEGGE DI BILANCIO, 43 I MILIARDI DESTINATI AL RIARMO

di SEBASTIANO CANETTA da il Manifesto del 10 novembre ’18

Berlino:Emerge dall’apposita Commissione del Bundestag la cifra ufficiale della politica “economica” della Groko social-democristiana. Un bilancio sintomatico della seconda priorità della Germania dopo il lavoro: il riarmo dell’esercito. Dei 356 miliardi di euro del budget 2019 definito ieri in Parlamento, oltre 43 sono destinati al ministero della Difesa guidato da Ursula von der Leyen. Continua la lettura di “Germania cresce la spesa per la Difesa”

Il ritorno del partito

di Paolo Gerbaudo

Perché sono tornati i partiti di massa? Perché sono ancora il modo migliore affinché coloro che non hanno potere, possano sfidare i potenti. Pubblichiamo la traduzione di un articolo dal sito della rivista americana Jacobin. 

E’ un luogo comune osservare come l’epoca post crisi sia definita dall’ascesa di movimenti populisti sia sul fronte della sinistra che su quello della destra, nel mezzo di una crescente polarizzazione politica.

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Il 30 novembre a New York – L’internazionale riparte da Sanders e Varoufakis

Se ne parlava da mesi. Adesso la notizia è arrivata: il 30 novembre comincia ufficialmente l’internazionale progressista di Yanis Varoufakis e Bernie Sanders. I due outsider della sinistra radicale – il primo a capo di Diem25, il secondo leader del movimento Our Revolution, nato come risposta left all’elitarismo del democratic party – lanceranno da New York un appello per costruire una nuova alleanza sovra-continentale contro l’oscena fioritura di fascismi e nazionalismi.

DINANZI alla riconfigurazione globale del neoliberismo su posizioni nazionaliste e xenofobe, il nuovo soggetto si rivolge a partiti, movimenti, organizzazioni interessati al ribaltamento dell’attuale sistema-mondo per rilanciare le parole d’ordine della giustizia globale, della lotta alla povertà, del salvataggio in extremis di un ecosistema sventrato dalle mani, tutt’altro che invisibili, del mercato.

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Il business del debito italiano

di Andrea Fumagalli

Fa scandalo la richiesta del governo italiano di portare il rapporto deficit/pil al 2,4% e così si alimenta una campagna mediatica – a destra come a sinistra – che ha in realtà il vero obiettivo di spianare la strada alla speculazione finanziaria. In base ai nudi dati economici, l’Italia non è affatto a rischio di insolvenza. All’elevato debito pubblico, infatti, fa da contraltare uno dei più bassi valori del debito delle famiglie e delle imprese. Se poi aggiungiamo il surplus commerciale (che è superiore allo stesso deficit pubblico del 2,4%), l’allarme lanciato è solo giustificabile sul piano politico e ideologico e non economico.

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Marx e Keynes oggi

Lucio Gobbi intervista Marco Veronese Passarella

Sono trascorsi più di dieci anni dal 15 settembre 2008, giorno della dichiarazione del fallimento di Lehman Brothers, la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti e avvio di una reazione a catena che ha messo in crisi le fondamenta del sistema finanziario globale. Una crisi le cui ripercussioni, immediate e pesantissime anche sull’economia reale, hanno portato alla recessione globale del 2009 e contribuito a porre le basi della crisi dell’euro e dei debiti sovrani del 2010-2012, particolarmente acuta nel nostro Paese. Dieci anni di crisi che hanno visto anche un rinnovato interesse per il pensiero economico di Marx – e in particolare per la sua analisi del capitalismo – che si accompagna anche a frequenti riferimenti alla necessità di “politiche keynesiane”.

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Trump rottama la pace

di Tommaso Di Franceso

Alla faccia della rottamazione. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump, tra un viaggio elettorale e l’altro in vista del voto di midterm, ha «semplicemente» annunciato che gli Stati uniti potrebbero ritirarsi non da un accordo vintage qualsiasi, ma da quello che probabilmente è il più importante e decisivo trattato mai sottoscritto nel dopoguerra: quello firmato nel 1987 dal presidente dell’Unione sovietica Michail Gorbaciov e dal presidente americano Ronald Reagan, che pose fine di fatto alla guerra fredda – l’accordo portò alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1846 russi -, avviando così il disgelo tra Est e Ovest (i sommovimenti del 1989 si mossero, solo in parte, anche su quella scia).

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