La guerra in Siria e l’informazione deformata dei media occidentali

Intervista al Vicario Apostolico di Aleppo Mons. Georgese Abous-Khazen a proposito di Avvenire: «Purtroppo non è la prima volta che il giornale dei vescovi italiani pubblica delle notizie contrarie alla verità e alla situazione che la Siria vive».

Dopo aver ascoltato Suor Yole Girges, sulla questione siriana, la “fonte” a cui si era appoggiata la giornalista di “Avvenire”, che poi tornata in Italia ha cambiato completamente registro e versione dei fatti continuando in questo modo ad alimentare le fake news e la confusione su una questione molto delicata; abbiamo contattato Sua Eccellenza Mons. Georgese Abous-Khazen, Vicario Apostolico di Aleppo, testimone privilegiato dei tragici eventi che in Siria hanno segnato la guerra contro il terrorismo.

Per parlare della guerra in Siria sviluppatasi nel 2011, come risposta alla repressione del “regime antidemocratico di Assad”; è opportuno sapere che i cablogrammi del Dipartimento di Stato (USA), svelati da Wikileaks, la pianificavano già nel 2006. Ancora più clamorosa “la nascita dell’ISIS” addebitata ad Assad (“I servizi segreti siriani reagiscono liberando migliaia di detenuti militanti di Al Qaeda dal carcere di Saydnaya, vicino a Damasco.” [sic!]). È emblematico che i media occidentali, molto ascoltati dai presidenti, dai premier alleati, dall’ONU e dall’Unione Europea abbiano basato le loro prese di posizioni pubbliche sui video e altre notizie, di “un’agenzia stampa” che di fatto non esiste se non sui social network. Passiamo ad ANA PRESS, agenzia fondata da citizen journalist vicina, fino al 2016, ad Erdogan. ANA PRESS si vanta di distribuire ai media internazionali notizie (?) verificate e neutre. Ovviamente, questa è una dichiarazione facilmente confutabile. I fondatori sono i cittadini britannici Danny Abdul Dayem, noto anche come “Syria Danny”, e Rami Jarrah (Alexander Page). Entrambi diventarono famosi dopo lo scoppio della guerra siriana come esperti invitati dalla BBC, dalla CNN e da al-Jazeera. La stessa Avaaz, organizzazione fondata da George Soros, ne declamò l’attendibilità affermando quanto Rami Jarrah fosse un “affidabile corrispondente estero a favore del cambio di regime in Siria”. Tutto il mainstream occidentale, si appoggia a questa rete e ad altre fonti di dubbia provenienza. Anche i media italiani, danno credibilità a tale rete internazionale, producendo come conseguenza, le informazioni che purtroppo giornalmente propinano nei mezzi di comunicazione. L’informazione sulla Siria, è pilotata. E’ riconosciuta come “vera”, solo quella che richiama lo schema appena descritto, (ma non è il solo), mentre tutte le altre voci (quelle Vere), sono additate come non “attendibili” o “compromesse”, perchè colluse con il “regime di Assad il sanguinario, il distruttore del popolo”.

Cominciando l’intervista, Mons. Georgese Abous-Khazen, afferma che “ancora non ha avuto la possibilità di leggere gli articoli di Avvenire. Purtroppo -con voce rammaricata-, non è la prima volta che il giornale dei vescovi italiani pubblica delle notizie contrarie alla verità e alla situazione che la Siria vive”. Gli anni che il terrorismo e le ingerenze internazionali, hanno fatto quotidianamente sperimentare alla Siria, non hanno spento nel popolo il desiderio di “fare” e di andare avanti. La guerra non ha fermato la vita, anzi, per Mons. Georgese Abous-Khazen “basta vedere la popolazione come si da fare ad Aleppo, fuori Aleppo e un po’ dappertutto. Certo ancora non siamo tornati alla normalità. Ma come inizio c’è solo da ammirare la gente, per la forza con cui accetta tali sfide”. Durante la seconda guerra mondiale, quando gli alleati sbarcarono in Sicilia e poi nel resto d’Italia, per liberare le città occupate, bombardarono i siti occupati, distruggendoli. Ahime! Non si dovrebbe mai arrivare a tanto! Il male non si annienta con le bombe, ma con azioni pazienti di dialogo. Sembra una strada poco praticabile, ma è l’unica che porta alla vera pace. Per “restaurare” le città è stato compiuto uno sforzo che è durato anni. Non è possibile ricostruire dalla notte al giorno. Similmente avverrà per la ricostruzione in Siria: “perchè -continua Mons. Georgese Abous-Khazen-, questi gruppi terroristici di diverse denominazioni appoggiati dalle grandi potenze occidentali e dei paesi del golfo, hanno distrutto quasi tutte le infrastrutture: strade, scuole, edifici pubblici, case dei cittadini, ospedali, viali, parchi, centrali elettriche, ponti, e tanto altro. Per riparare ci sarà bisogno di tanto lavoro. Il popolo non si scoraggia. E’ pronto a dare il suo contributo per la ricostruzione”. Non è bello vedere le rovine delle città e dei villaggi un tempo rigogliosi. Le ferite sono aperte, ma si pensa non più a ciò che è stato, ma a ciò che sarà: un domani migliore per tutti!

Ritorniamo alle vicende che hanno impegnato il governo siriano nel contrasto al terrorismo. I media occidentali, -per lungo tempo sotto gli occhi compiacenti di chi poteva intervenire, ma invece ha preferito il silenzio-, hanno alimentato fake news, “proteggendo” i gruppi terroristici, a scapito della popolazione inerme ed indifesa, soprattutto nei momenti più decisivi della “guerra combattuta a pezzi”: dalla conquista prima di Aleppo, poi di Ghouta fino alla liberazione di Douma (zone notoriamente abitate dai ribelli che avevano in questi luoghi i centri strategici di comando), e di altre zone del territorio siriano. Sappiamo bene, che gli effetti delle false informazioni, hanno scatenato l’intervento militare unilaterale degli Stati Uniti e dei suoi alleati (e non solo: basta pensare agli embarghi), causando terribili sofferenze ai siriani. La narrativa che nessuno racconta, è ben diversa da tutto il veleno mediatico propagato come verità assoluta, secondo un copione già prestabilito. Per giustificare le azioni criminali compiute in Siria, c’è sempre bisogno di un capro espiatorio. Siamo ancora in attesa delle prove in possesso della Francia e della Gran Bretagna che hanno giustificato la loro partecipazione all’intervento criminale contro uno Stato sovrano. Mons. Georgese Abous-Khazen, conferma che “il governo, prima di ogni attacco avvisava gli abitanti attraverso dei volantini lanciati dagli elicotteri. Nei foglietti – spiega il prelato-, erano indicati i “cosiddetti corridoi umanitari o di aiuto”, con tutte le istruzioni per mettersi in salvo. Il governo, prima di attivare i raid aerei, ha cercato una tregua con i terroristi per salvargli la vita, mettendogli a disposizione zone protette, pullman e altri mezzi di trasporto. Chi voleva rimanere, poteva chiedere il condono. Mentre gli irriducibili venivano trasportati dove desideravano”.

L’informazione ricevuta dal mainstream, e anche dalla stampa cattolica, alla luce di quanto ha affermato Mons. Georgese Abous-Khazen, non corrisponde alla verità oggettiva dei fatti. In Occidente, l’informazione è stata deformata, piegata a precisi interessi politici. “La realtà, amici cari – spiega Mons. Georgese Abous-Khazen -, è diversa. Non è quella propagandata dalle vostre parti. I ribelli moderati, sono i terroristi dei vari gruppi e denominazioni che hanno operato in Siria in modo malvagio. Noi – continua Mons. Georgese Abous-Khazen -, abbiamo pagato sulla nostra pelle quello che hanno fatto questi gruppi che voi chiamate moderati. La parola “ribelli moderati”, è una illusione. Non si può essere ribelli, e allo stesso tempo moderati! E’ una contraddizione! Questa gente ha fatto del male, tanto male. Sono lupi travestiti da agnelli. Non ci sono parole per descrivere la cattiveria, l’odio che hanno riversato sulla gente. Sostenuti dai loro padroni, oltre a praticare selvaggiamente le violenze fisiche, hanno messo in atto la violenza delle bugie e la violenza mediatica! Hanno distorto la verità: da aggressori si sono presentati come vittime del sistema”.

Eccellenza, lei è vescovo di Aleppo, dove risiedono tanti cristiani, che hanno dovuto lasciare le loro case a causa della guerra. Ora, tanti di loro da diverse parti, stanno per ritornare. Voi come autorità religiose, tante volte avete lanciato accorati appelli a questi fedeli: “ritornate a casa vostra!”. “Noi – incalza Mons. Georgese Abous-Khazen-, siamo stati sempre contrari all’emigrazione forzata. Allo stesso tempo però, la povera gente, non aveva altre alternative. Sosteniamo al cento per cento il ritorno dei profughi nella loro terra. Ancora il numero dei rimpatri è limitato, rispetto a tutti quelli che sono fuggiti e che si trovano in Libano, Giordania, Turchia, e in altre parti del mondo. Purtroppo i profughi siriani, non sono facilitati a rientrare a casa. Non dal governo siriano, ma da tutte quelle organizzazioni che nel tempo hanno lucrato sull’immigrazione. Per esempio, i rifugiati aiutati dalle Nazioni Unite, secondo una clausola da loro imposta, non possono tornare in Siria, prima di cinque anni. Il migliore aiuto per un rifugiato, è quello di farlo tornare in Patria sano e salvo. Non lasciarlo fuori! Perchè dopo cinque anni chissà se potrà tornare”. Le autorità civili, religiose e militari libanesi, hanno invitato i siriani a tornare. Al contrario le cosiddette organizzazioni non governative, non erano d’accordo al piano di rientro. “Queste organizzazioni, -puntualizza Mons. Georgese Abous-Khazen-, purtroppo non fanno gli interessi dei profughi, ma di chi li finanzia”.

In Siria, la vita cristiana è ripresa in mezzo alle macerie e alla ricostruzione. Non è vero che c’è un cristianesimo morto, tombale! C’è un cristianesimo vivo: “Come vescovo mi commuovo sempre davanti a tale realtà. Ero parroco ad Aleppo durante i primi anni della guerra. Sono rimasto sempre meravigliato dalla testimonianza che i cristiani mi hanno dato: nonostante le sofferenze e le persecuzioni, l’attaccamento alla fede non è mai mancato! Sono pronti a perdere tutto: la vita, gli averi, ma non la fede! Durante le persecuzioni e la guerra, nessun cristiano ha perso la fede. Abbiamo avuto tanti cristiani “ammazzati” per la fede. Ora sono sempre più attaccati, impegnati nel volontariato, nelle organizzazioni e nei gruppi ecclesiali, per poter dare il proprio contributo agli altri cristiani e non cristiani. Durante il conflitto, appena succedeva qualcosa, si vedevano subito arrivare per aiutare. Qui ad Aleppo, tutte le chiese sono state bombardate. Cadeva un missile, colpiva un mortaio; immediatamente giovani, donne, si precipitavano per mettere tutto a posto, per non interrompere le attività. I terroristi dove sono arrivati, -continua con una punta di amarezza Mons. Georgese Abous-Khazen-, non hanno lasciato nessun cristiano. I quartieri cristiani, sono stati occupati dai terroristi. Ma non sono scappati solo i cristiani, anche i musulmani hanno dovuto lasciare. I pochi rimasti, abbiamo subito l’assedio e i bombardamenti alla cieca sui quartieri, sulle Chiese, sulle moschee, sulle persone… Quanto dolore e tristezza!”.

Contrariamente a quanto i media propagandano, i cristiani siriani, vanno d’accordo con i musulmani siriani? “In Siria i cristiani e i musulmani sono da ammirare! In Siria c’erano 23 gruppi etnici e religiosi. Si viveva in armonia, come in un bel mosaico. Nessuno domandava: a quale religione o etnia appartieni? Si viveva una vita di comprensione e di aiuto reciproco. Con la guerra, il governo, i musulmani, e tutti gli altri, hanno visto cosa hanno fatto i cristiani e si sono avvicinati di più a noi. Quando sono arrivati i terroristi islamici, tutto è cambiato! Hanno rovinato secoli di convivenza, seminando il radicalismo. Agli adulti, e soprattutto ai ragazzi, i fondamentalisti, tenevano una formazione settimanale, che diventava quasi un lavaggio al cervello per fargli accettare le idee del radicalismo religioso”.

L’Occidente, e qualche parte della gerarchia della Chiesa; accusano le autorità religiose della Siria, di essere “colluse” con il governo. Proclamare la verità, non significa essere a favore di qualcuno, ma proteggere il popolo: “Noi siamo stati sempre a favore del governo, -afferma deciso Mons. Audo-, non in senso ideologico, o di appoggio a questo o a quell’altro; ma nel senso che l’autorità politica garantisce la stabilità, la sicurezza. Abbiamo altri esempi: cosa è successo in Iraq, Libia e altre parti? Forse l’occidente voleva che succedeva la stessa cosa in Siria? Meno male che qui è rimasto un governo centrale, altrimenti il caos creato dalla mancanza di un punto di riferimento, avrebbe prodotto risultati di proporzioni apocalittiche!”.

Eccellenza, quale era il progetto sulla Siria di questi poteri forti? “L’occidente, come è avvenuto nei paesi che abbiamo citato -ricorda Mons. Georgese Abous-Khazen-, non voleva solo cambiare la persona, ma metterne della altre di loro gradimento. Volevano scegliere un governo favorevole alle loro proposte. Non è accettabile! Potete solo immaginare cosa sarebbe successo! Ogni popolo, ha diritto di autodeterminarsi, di scegliere il governo che vuole, senza nessuna ingerenza. Non devono essere gli altri ad imporre chi deve governare la Siria”.

Eccellenza, la Chiesa che lei guida, possiamo attestare “profuma” ancora della Chiesa delle origini. Questo profumo, si avverte nonostante la guerra? “Certo. Questo profumo -incalza Mons. Georgese Abous-Khazen-, lo sentiamo sempre! Siamo legati ai martiri che hanno versato il sangue lungo i secoli. Abbiamo tante famiglie con la foto di un nonno, di un familiare che ha subito il martirio. Ricordiamo: l’eccidio degli armeni, caldei e siriani, i martiri di Damasco nel 1860. Furono martirizzati 18mila i cristiani tra cui 8 frati francescani, uccisi in odio alla fede. Loro hanno lasciato un buon profumo. Lo sentiamo bene! Le famiglie guardano sempre le foto dei loro nonni e bisnonni, e li riconoscono come martiri della fede. Tradire la fede significa ingannare i propri antenati, le radici e le origini. La conversione di San Paolo, qui è ancora viva, si avverte! Ad Antiochia di Siria i discepoli per la prima volta furono chiamati “cristiani”.

C’è un versetto del salmo che dice: “tutti la siamo nati” (Salmo 87,4): In Siria -risponde Mons. Georgese Abous-Khazen-, il cristianesimo ha avuto la sua culla. E’ fondamentale sostenere e proteggere questo cristianesimo, perchè appunto, “tutti la siamo nati”. Questa è la speranza che abbiamo cercato di infondere. Questa è la nostra culla. Il nostro Padre celeste non ci lascerà. Non ci abbandonerà. Lui solo può convertire altri Paolo!

Eccellenza, nella sua voce, sento la voce degli apostoli che sono stati accanto a Gesù, e per suo mandato sono andati nel mondo a portare il Vangelo. E’ bello sentire la voce dell’Apostolo che vive nella culla del Cristianesimo! A conclusione, del nostro colloquio, mi sento di dire: potete contare sull’affetto, sulla preghiera, sull’aiuto, sul sostegno di tanti cristiani e uomini di buona volontà, che non si lasciano influenzare da quello che racconta il mainstream, perchè credono nella vostra grande testimonianza umana e di fede: “Ringrazio tutti! -conclude mons. Audo- Siete veramente tanti, che ci supportate nella preghiera, e anche materialmente. Grazie! Sono vi sono infinitamente grato”.

A cura di Don Salvatore Lazzara e di Mons. Georges Abou-Khazen, Vicario Apostolico di Aleppo

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