L’arma del debito pubblico Usa contro i dazi di Trump  (di Remocontro)

Contro l’America della prepotenza, i triliardi cinesi e russi e turchi di titoli stato Usa.

  • Avvio delle vendite. Dopo Cina e Russia, a rifuggire le obbligazioni di stato Usa è la Turchia.
  • Vendono anche il Messico, India e Taiwan. Giappone ha ridotto al minimo i propri investimenti

Cina, Russia, Turchia

L’arma del debito pubblico Usa. La Russia non minaccia ma vende, prima che diventi per lei troppo costoso farlo.

Obbligazioni di stato americane, il debito pubblico del gigante forse troppo cresciuto. La Turchia, decisamente più piccola ma molto orgogliosa e vendicativa, dopo che Washington ha provocato il crollo della Lira nazionale, ha venduto obbligazioni di Stato Usa per quasi 4 miliardi di dollari. Ma peggio, molto peggio, la risposta avviata della Cina alla guerra dei dazi che proprio ieri ha avuto un ulteriore rilancio Usa. Un inizio.

Dopo che Washington ha provocato nel Paese il crollo della valuta nazionale, Ankara ha venduto questi titoli per quasi 4 miliardi di dollari. Danni cinesi calcolati in centinaia di miliardi. Ma Pechino possiede un’arma molto più potente -ama economicamente nucleare, di distruzione di massa-: un pacchetto di obbligazioni di stato americane del valore di 1,2 trilioni di dollari. Se la Cina cominciasse a svenderle, la Casa Bianca non sarebbe in grado di prendere in prestito fondi per la stabilizzazione del proprio budget, e sarebbe caos planetario.

Sputnik lancia il sasso

Sputnik, agenzia di stampa russa sostiene che sempre meno i Paesi intendono fare credito agli Usa. Dente avvelenato con buone ragioni. Le sanzioni di aprile e le minacce di escludere la Russia dal sistema internazionale dei pagamenti e di limitare le operazioni con il debito pubblico russo hanno spinto la Banca centrale russa a reagire. Tra aprile e maggio la Russia ha venduto l’85% del proprio portafoglio di obbligazioni di stato USA, che è una bella botta. Soli 15 miliardi di dollari rimasti, quando all’inizio dell’anno superavano i 100 miliardi.

Turchia peggio. Dopo che Ankara si è rifiutata di liberare Andrew Brunson, l’americano sospettato di spionaggio, Washington ha raddoppiato i dazi doganali su alluminio e acciaio. In pochi giorni il cambio della lira turca è crollato di più del 25%. Da gennaio la valuta turca si è deprezzata del 40%. 10,5 miliardi di dollari dalle riserve e vendetta. Obbligazioni di stato USA, da 32,6 miliardi di dollari si è ridotto per ora a 28,8 miliardi. Questa politica continua da circa un anno: a novembre del 2017 Ankara possedeva treasuries per 61,2 miliardi di dollari.

Svendita generalizzata

E adesso Russia e Turchia non sono più fra gli Stati che detengono la maggior parte del debito americano. Ma anche altre nazioni hanno deciso di prendere le distanza dalle altalene di Trump. optato per disfarsi di questi titoli. Ad aprile il numero di obbligazioni di stato USA nei portafogli dei creditori esteri si era ridotto fino a 6,17 trilioni di dollari. Si sono disfatti dei ‘treasuries’ anche il Messico, l’India e Taiwan. Il secondo creditore degli USA per importanza, il Giappone, ha ridotto al minimo i propri investimenti di 17 miliardi (1,031 trilioni).

Attenzione alla Cina.La Cina, leader tra i creditori americani (1,18 trilioni di dollari), ha ridotto il pacchetto di obbligazioni di 4,4 miliardi di dollari. Nelle mani di Pechino quasi il 20% del debito americano detenuto da stranieri. Qualunque operazione che coinvolga volumi più o meno importanti di treasuries può essere pericolosa per il sistema finanziario USA e per il cambio del dollaro. La guerra commerciale tra Pechino e Washington sta prendendo piede. I dazi reciproci entrati in vigore il 23 agosto rendono difficili i rapporti bilaterali e minacciano danni internazionali.

Se la Cina decidesse di non acquistare o vendere più il grande pacchetto di obbligazioni americane, il panico generale sui mercati sarebbe garantito. Il cambio del dollaro crollerebbe danneggiando anche le esportazioni cinesi. Quindi, ritorsioni ma senza esagerare: segnali al ‘manovratore’. Per colpire l’economia americana a Pechino basta/basterebbe ridurre di poco i propri investimenti in treasuries. E a giudicare dai crescenti rendimenti dei titoli con scadenza decennale, in Cina stanno già cominciando a sfruttare questa leva. Segnale a Washington.

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