Scioperi marzo 1944

Scioperi marzo 1944.  Continuare a ricordare ogni anno alla ricorrenza le giornate degli scioperi del Marzo 1944 contro l’invasore nazifascista e che segnarono un punto di svolta nella Resistenza dimostrandone il radicamento nei settori decisivi della classe operaia delle grandi fabbriche, non serve soltanto per una indispensabile operazione della memoria.

Significa anche riaffermare, in tempi davvero difficili per la democrazia italiana sottoposta ad attacchi molto duri, quell’origine e quelle radici:

Resistenza e classe operaia restano come stelle polari,punti di riferimento, per chiunque oggi intenda ancora affermare i valori della democrazia,della libertà, del riscatto sociale, dell’eguaglianza.

Da ricordare ancora,in questo giorno così importante per la nostra memoria storica, l’efferatezza che reca sempre con sé la guerra:un monito che vale anche per l’oggi,per i pericoli di guerra totale che stiamo attraversando e,per quanto riguarda l’Italia, per combattere la tragica«voglia» dei nostri governanti di tornare a vivere nuovamente avventure colonialiste come accade nell’attualità per le vicende africane, dalla Libia al Niger.

Gli scioperi del Marzo 1944 furono un atto,prima di tutto,di «fierezza operaia»anche se furono soprattutto opera di una meticolosa organizzazione politica,e i martiri che sacrificarono la loro vita nella deportazione che ne seguì va tenuta ancora come esempio di sacrificio e di dedizione alla causa comune della pace e della dignità umana che bisogna sempre mantenere nella nostra mente.

Ricordiamo che entrarono in sciopero,nelle diverse fasi della lotta, circa mezzo milione di operai nelle grandi fabbriche del Nord e che,tra marzo e giugno, furono deportati a Mauthausen circa 3.000 lavoratori scelti tra i gli organizzatori degli scioperi e tra i più attivi quadri politici presenti nelle fabbriche.     Franco Astengo

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