“Una corruzione diffusa”

“Una corruzione diffusa” Le parole di Grazie Pradella riferite alla sua esperienza in provincia di Imperia. «Quando sono arrivata da Milano, mi sono resa conto che questa è una provincia con una corruzione diffusa.

Tutti i gangli della pubblica amministrazione sono stati toccati da indagini, dall’Asl, ai Comuni, alle forze di polizia». Il procuratore di Imperia Grazia Pradella ha inquadrato così, alla platea del casinò, la sua esperienza nel Ponente (dove opera ormai da tre anni).

È accaduto in occasione della presentazione del libro «L’inganno della Mafia. Quando i criminali diventano eroi» che il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, massimo esperto di ’ndrangheta a livello mondiale ha illustrato nell’ambito dei «Martedì Letterari». Un riferimento alla corruzione, lo si è bene inteso dal contesto, che la dottoressa Pradella ha fatto non in riferimento all’articolo del codice penale ma alla definizione di degenerazione spirituale e morale, abbandono della dignità e dell’onestà. Le parole del magistrato hanno fatto calare il silenzio nella sala affollata da circa 400 persone.

Affermazioni che ripercorrono la storia recente delle inchieste della procura di Imperia che hanno avuto probabilmente un valore aggiunto anche per il fatto di essere state pronunciate di fronte a tutti i rappresentanti delle Istituzioni (dalla prefettura alla politica alle forze dell’ordine).

Un’analisi breve ma lucida. La dottoressa Pradella ha poi fatto un altro riferimento chiaro, quello alla presenza della ’ndrangheta nel Ponente non tanto con una valutazione in merito al fenomeno criminale ma in riferimento alla «socialità» del metodo e del comportamento mafioso.

Dai «Martedì Letterari» è emersa la consapevolezza di problemi esistenti e di come la guardia rimanga alta. Il procuratore Gratteri, a fronte della sua trentennale esperienza, ha poi affrontato argomenti di attualità: criticando la trasmissione di fiction dove «mancano eroi buoni» e che rappresentano modelli negativi per i giovani; sottolineando l’importanza di un sistema scolastico che formi i giovani («l’educazione alla legalità non deve essere fatta nelle ore di studio, ma magari alla sera, a scuola si deve studiare); insistendo su una riforma del codice penale, di una maggiore velocità della giustizia, di un sistema carcerario che metta al centro un percorso di riabilitazione che passi anche attraverso il «lavoro terapeutico».                                                           c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

(da La Stampa del 18 ottobre 2017)

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