Imperia. L’ombra della ‘Ndrangheta minaccia il Ponente ligure, la Direzione Antimafia: “Presenza radicata sul territori”

Presentata in Parlamento la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia. Ancora una volta la DNA sottolinea la forte presenza della ‘Ndrangheta in Liguria e nel Ponente Ligure

“Per quanto concerne la ‘Ndrangheta, si tratta di una presenza radicata nel territorio, riconosciuta, negli ultimi anni, da diverse sentenze emesse, oltre che dal Tribunale di Genova, da quelli calabresi e piemontesi, attesi gli strettissimi rapporti intercorrenti, sul piano criminale, tra la Ligura ed il basso Piemonte. 

Una ‘ndrangheta operante in Liguria, attraverso almeno 9 aggregati associativi/territoriali, quali i locali di Genova, di Ventimiglia (IM), di Lavagna (GE) e di Sarzana (SP), nonché articolazioni minori, individuate in Bordighera (IM), Sanremo (IM), Taggia (IM), Diano Marina (IM) e nel savonese (Albenga e Varazze)”. 

Lo scrive la Direzione Nazionale Antimafia, in riferimento alla presenza della ‘ndrangheta in Liguria, nella propria relazione annuale, presentata nei giorni scorsi in Parlamento dal Procuratore Nazionale Franco Roberti, affiancato da Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

“L’attività della DDA di Genova – si legge ancora – continua a rivelare la forte operatività, nell’intera regione, di vari sodalizi di ‘ndrangheta, certamente in rapporti con le cosche madri calabresi, ma dotati di autonomia decisionale e sempre più caratterizzati da quelle specifiche modalità di azione – costante mantenimento di basso profilo e sviluppo delle capacità relazionale – che ritroviamo nelle altre regioni del nord-Italia”.

Nella relazione annuale, la DNA fa riferimento anche alla sentenza del processo “La Svolta” (ultimo atto della maxi operazione dei Carabinieri che ha smantellato la cellula ‘ndranghetista operante a Ventimiglia, ndr) sottolineando che “in una sentenza di condanna nei confronti di affiliati operanti nel ponente ligure, si descrive un’associazione con la capacità di condizionare l’operato di amministratori locali e di incidere sulle attività imprenditoriali di quelle piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico prevalente dell’intera area”.

Tra le maggiori preoccupazioni, sotto il profilo delle infiltrazioni mafiose nel ponente ligure, la Direzione Antimafia cita il porto di Genova “centro di grande e antica tradizione, e, soprattutto, di straordinario e perdurante rilievo per i traffici e per il turismo del Mediterraneo, che rappresenta, anche per la sua estensione, uno dei luoghi preferiti dal sodalizio calabrese per importare droga e per distribuirla altrove”.

“Il porto di Genova – spiega la DNA – si è progressivamente trasformato nel luogo in cui i traffici e gli affari illeciti, sia dei referenti della ‘ndrangheta che delle altre strutture criminali locali si sviluppano e si moltiplicano, creando occasioni di illecito arricchimento in un territorio attanagliato, ancora, da una grave crisi economica e sociale”.

In particolare la Direzione Antimafia sottolinea come tra i lavoratori del comparto portuale vi siano soggetti affiliati alla criminalità organizzata.

“In tale contesto di continua circolazione del denaro – si legge nella relazione – si è registrato, sempre più frequentemente, anche il coinvolgimento di lavoratori portuali locali fino a pochi anni fa, vero e proprio argine del degrado. Appartenenti ad organizzazioni sindacali e lavorative, molto forti e rappresentative, permeate da una coscienza, non solo sindacale e ideologica, ma, anche, civile, da sempre in grado di neutralizzare il diffondersi di comportamenti di malaffare, hanno, infatti, scelto di porsi al servizio della ‘ndrangheta, dando vita ad una preoccupante inversione di tendenza”.

Altro aspetto evidenziato dalla Direzione Antimafia, l’espansione del fenomeno criminale, che non si esaurisce con il traffico e della importazione degli stupefacenti (a riguardo la DNA sottolinea come ”continuino ad essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa“, ndr), ma “coinvolge vasti settori dell’economia, manifestandosi attraverso la vitalità di gruppi radicati nel territorio ed impegnati nella ricerca di maggiori spazi di azione”.

“Anche nella regione Liguria – si legge nella relazione – l’organizzazione calabrese ha adottato la medesima collaudata strategia volta ad acquisire il controllo di attività produttive, a condizionare la libertà delle scelte della pubblica amministrazione nell’affidamento della costruzione di opere o nelle forniture di beni e servizi ed a piegarla alla individuazione di contraenti riconducibili direttamente a gruppi criminali o costretti o indotti ad avvalersi, successivamente, nella fase della esecuzione degli appalti, di imprese controllate o di fatto in mano a soggetti appartenenti o riconducibili a gruppi criminali.

Una realtà, quella descritta, emersa, anche, da recenti indagini svolte nell’ambito dei reati contro la Pubblica Amministrazione, sia nel settore della gestione e smaltimento dei rifiuti, che in quello della costruzione delle grandi opere infrastrutturali di interesse strategico nazionale quali il terzo valico da parte del COCIV”.
tratto da imperia.post del 28 giugno 2017

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