Pensioni, Il 24 Ottobre la Consulta deciderà sui Rimborsi

da: PensioniOggi.it

Fissata l’udienza per valutare la legittimità del Decreto Poletti del luglio 2015 sulla rivalutazione degli assegni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps.

Si terrà il prossimo 24 ottobre 2017 la tanto attesa udienza innanzi la Corte Costituzionale nella quale il Giudice delle Leggi sara’ chiamato a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale del Decreto Legge Poletti (chiamato anche Bonus Poletti) della primavera del 2015 (decreto legge 65/2015 convertito con legge 109/2015). Nè da notizia il sito rimoborsipensioni.it che in questi anni ha curato la presentazione dei ricorsi.

La questione, come già anticipato l’altro giorno da pensionioggi.it, riguarda i pensionati che percepivano una prestazione superiore a tre volte il trattamento minimo Inps nel 2011 o nel 2012 (circa 1.450 euro lordi ai valori di allora) e, pertanto, non hanno ottenuto la rivalutazione del reddito pensionistico a causa della Legge Fornero nel biennio 2012-2013.

La corte Costituzionale nel maggio 2015 con la sentenza numero 70 ha dichiarato, tuttavia, l’incostituzionalità di tale norma ripristinando, pertanto, il diritto ad una piena rivalutazione degli assegni pensionistici. Effetto in larga parte vanificato dal Governo Renzi che nella primavera del 2015 varò in fretta e furia, il decreto legge 65/2015, ora all’esame della Corte, riconoscendo una rivalutazione solo parziale dei trattamenti tra le tre e le sei volte il minimo e ha riconfermato il blocco totale della perequazione per gli importi superiori a 6 volte il minimo. Si rammenta che gli importi inferiori a tre volte il minimo Inps non sono mai stati oggetto del suddetto blocco.

E’ proprio su questa nuova normativa che la Corte Costituzionale è chiamata nuovamente a pronunciarsi a seguito delle svariate richieste che sono piovute in questi due anni dai tribunali di merito. Il blocco della rivalutazione, è bene ricordarlo, è subdolo in quanto non interessa solo le annualità in cui è scattato il blocco, cioè gli anni 2012 e 2013, ma si trascina in modo strutturale in tutti gli anni successivi in cui il pensionato percepisce l’assegno. Sino al suo decesso (con effetti residuali anche per i superstiti).

Una sentenza di favore, almeno parziale, dei pensionati appare altamente probabile. Secondo il sito rimborsipensioni l’intervento del 2015 è risultato, infatti, in palese violazione dell’art. 136 cost che sancisce il generale principio del giudicato costituzionale in quanto lo stato legislatore:  1) ha riproposto il medesimo blocco della rivalutazione delle pensioni per alcune classi di reddito; 2) non ha fatto recuperare ai pensionati interessati ciò che era stato loro illegittimamente sottratto in forza della norma dichiarata incostituzionale ; 3) ha vanificato l’efficacia  della sentenza n. 70/2015 prevedendo solo per pochi pensionati un parzialissimo ristoro della pensione e per altri addirittura nulla. Relatore ed estensore della sentenza del prossimo ottobre sarà – bontà della sorte – lo stesso magistrato che già nel marzo 2015 aveva dichiarato l’illegittimità costituzionale del dl 201/2011 convertito dalla legge 214/2011 evidenziando come il blocco e/o le restrizioni alla perequazione della pensione ivi adottate si ponessero in contrasto con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità.

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