“Il cappio delle mutue e le pistole, armi della mala-politica”

Intervento di Franco Cilenti (presentazione ultimo numero di “Lavoro e Salute”)

Ci saranno anche dirigenti delle ASL che chiederanno una pistola contro la protesta dei familiari di un cittadino malato? In un sistema politico malato come quello italiano è possibile che un politico, sconfitto sia in una tornata elettorale che in un referendum epocale sull’annullamento dei diritti elementari di democrazia contenuti nella nostra Costituzione, stia ancora arrogantemente in piedi, come se nulla fosse successo, sostenuto dai fili, come fosse una marionetta, nelle mani delle cordate industriali e finanziarie padrone delle testate giornalistiche. Nulla a che vedere con le varie dignità dei politici della Prima Repubblica!

Oggi, questo signorotto fiorentino, si aggira tra le stanze del governo dal quale è stato estromesso dai suoi pari per somma di fallimenti. Per la gran parte dei cittadini, tranne che per quelli che si sono prestati alla sceneggiata delle primarie, la realtà del PD è sempre più intollerabile, causa delle pesanti ricadute sulle condizioni di vita e di libertà di protesta e per la violenza con la quale incide sulla salute dei singoli mettendo in ginocchio il Servizio Sanitario Pubblico, per far prosperare la monarchia delle imprese (la chiamano Welfare aziendale) e le assicurazioni private.

Quello che Renzi intende fare per la sanità del futuro si può leggere nel suo documento per le primarie (fatte per re-incoronarlo reuccio del reame), al punto 6: “Prendersi cura delle persone”. In quello che abbiamo letto noi però, non si parla di persone se non in termini di oggetti da mettere sul mercato. Abbiamo letto, anche se scritto con “inchiostro simpatico”, dell’assenza di attenzione e considerazione per i milioni di cittadini che rinunciano a curarsi, di diseguaglianze nella salute e nell’assistenza sanitaria che penalizzano soprattutto il Sud, del costo eccessivo dei farmaci innovativi e ultimo, ma non meno importante e scandaloso, dello scandalo dei brevetti usati per speculazioni finanziarie, per lucrare sulle malattie (e sulla vita) dei pazienti. Nessun accenno dell’aumento crescente delle malattie croniche. Importa a qualcuno? Parliamo dunque, di un partito delle disuguaglianze, delle mutue e della speculazione finanziaria che favorisce il sistema privato, regalandogli i soldi pubblici.

Lo scopo è chiaro, definanziare la sanità pubblica e finanziare quella privata, con denaro e con la propaganda sulla malasanità pubblica, per ridurla a pubblica carità, per distruggere ogni parvenza di universalità, in ragione di una ideologica idea neoliberista di sostenibilità. Il nodo centrale, quasi la parola chiave, della mozione di Renzi, è “protezione”. Con questo termine ci viene proposto di superare il diritto alla salute previsto dall’art 32 sostituendolo con una idea di tutela, cioè di difesa dai rischi della malattia, di chiaro stampo mutualistico. Esattamente come 100 anni fa.

Quindi il “diritto alla salute” viene sostituito testualmente con il “diritto alla protezione”. Il cambio di sistema prende inizio con i decreti Turco e Sacconi (2008/2009) con il benestare dei grossi sindacati, che basandosi sul principio di realismo coatto, ha ritenuto di “governare da dentro” un sistema pubblico che non teneva, scegliendo un’inevitabile retrocessione di almeno un secolo. Abbiamo assistito ad un patto scellerato tra governo, speculazione e sindacato.

Come salvarci da scelte che ci costeranno in termine di salute e benessere psicofisico? Prendo in prestito, condividendola e proponendola a mia volta ai sindacati e all’azione di un fronte comune per la difesa della sanità pubblica, una cura proposta da Ivan Cavicchi (Docente all’Universitario, esperto di politiche sanitarie).
“Quattro idee per una svolta riformatrice:
1) Distinguere la ricchezza di un paese dalla sua ricchezza economica, cioè dal Pil, la salute è produzione di ricchezza quindi più ricchezza produco e meno Pil dovrò impegnare per curare le malattie. La riduzione della spesa sanitaria in rapporto al Pil non si ottiene con i tagli, ma con la popolazione in salute.
2) Se è vero che l’insostenibilità del vecchio sistema mutualistico è stata causata da un forte squilibrio tra contributi e prestazioni allora mettiamo in equilibrio le risorse necessarie con l’offerta di servizi. Oggi troppe sono le diseconomie del sistema pubblico. Quindi si tratta di cambiare i modelli di finanziamento, di allocazione e di gestione.
3) Riformare il lavoro. Diamo più autonomia a chi lavora per avere in cambio più responsabilità, ma verifichiamo e paghiamo il lavoro sui risultati.
4) Ripensare la medicina, il modo di insegnarla, aggiorniamola alla sfida della complessità, insegniamo a tutti a servirsi delle relazioni, a scegliere la cosa giusta, a sbagliare di meno ad essere più bravi. Insomma contro il mutualismo ci vuole una “quarta riforma”.

Queste proposte riformatrici però, si scontrano con un sistema politico tutelato da leggi elettorali di stampo truffaldino perché non rispettano il principio democratico di “una testa un voto”.
Quindi abbiamo un Parlamento privo di chi si opponga a questo stato di cose e di fatto asservito dal governo.

Ma questo sembra non bastare ai poteri politici e industriali dominanti che hanno paura delle proteste di piazza e anche dei singoli che contestano il programmato sfascio dei servizi pubblici, quindi si armano di leggi di sopraffazione violenta, come il “decreto Minniti” sul “decoro urbano”. Con questa legge tentano di rispondere all’emergenza sociale che loro stessi hanno creato. Parlano di autodifesa del cittadino.

Dare il permesso di premere il grilletto quando “ci si sente” in pericolo amplia il ricorso alla violenza dimenticando che furti e rapine colpiscono un pezzo della cittadinanza (molto al di sotto dell’1%), mentre la sensazione di avere facoltà di legge per sparare contro chi individui discrezionalmente come pericoloso, riguarderà tutta la popolazione.

Anche l’imprenditore che licenzi senza giusta causa, oppure non paghi lo stipendio, si sentirà coperto dal minacciare con le armi il lavoratore che osi protestare. Chi ha un mutuo da pagare, figli da mantenere e\o è disoccupato, rifiutato dalle cosiddette “opportunità” di altro impiego, deve ritenersi obbiettivo di una pallottola diretta o vagante sparata da divise o civili, perché turba il “decoro urbano”?

In questo scivolamento verso il dirupo dell’inciviltà di stampo USA avremo anche dirigenti delle ASL che chiederanno una pistola contro la protesta dei familiari di un cittadino malato? L’invito esplicito è chiaro: il suicidio è più decoroso della protesta.

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