Cosa si nasconde dietro l’attacco Usa agli smartphone cinesi (Dinucci sul Manifesto 4-12

Dopo aver imposto pesanti dazi su merci cinesi per 250 miliardi di dollari, il presidente Trump al G-20 ha accettato una «tregua» posticipando ulteriori misure, soprattutto perché l’economia Usa è colpita dalla ritorsione cinese. Ma oltre alle ragioni commerciali ci sono quelle strategiche. Sotto pressione del Pentagono e delle agenzie di intelligence, gli Usa hanno bandito gli smartphone e le infrastrutture di telecomunicazioni della società cinese Huawei, con l’accusa che possono essere usati per spionaggio, e premono sugli alleati perché facciano altrettanto. Ad avvertire soprattutto Italia, Germania e Giappone, paesi con le più importanti basi militari Usa, sul pericolo di spionaggio cinese sono le stesse agenzie Usa di intelligence che hanno spiato per anni le comunicazioni degli alleati, in particolare Germania e Italia. Continua la lettura di “Cosa si nasconde dietro l’attacco Usa agli smartphone cinesi (Dinucci sul Manifesto 4-12”

Nuova finanza pubblica Ora si cambia: liberismo e privatizzazioni  

di Marco Bersani

Mentre continua la singolar tenzone fra l’establishment europeo e il «governo del cambiamento» giallo-verde, pochi entrano nel merito del conflitto in atto. Un primo dato che salta all’occhio è che non siamo in presenza di un conflitto politico reale.

È vero infatti che la Legge di Bilancio del governo Lega-5 Stelle non rispetta, in merito al deficit, gli accordi precedentemente stabiliti, ma lo fa senza sforare le regole europee (che permettono un deficit entro il 3%) e dentro un contesto che prevede, in diretta continuità con gli ultimi 30 anni, un avanzo primario (entrate superiori alle uscite) anche per il prossimo triennio 2019-2021.

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Manovra, Prc: «No ai diktat della Commissione Europea. Inaccettabile prosecuzione austerity»

Manovra, Prc: «No ai diktat della Commissione Europea. Inaccettabile prosecuzione austerity»

«Non siamo sostenitori di questo governo ma riteniamo inaccettabile l’attacco della Commissione Europea – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea -. E’ giusto non rispettare diktat che hanno impoverito il nostro paese aumentando poverà, disoccupazione e contemporaneamente il nostro debito pubblico.

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Verso le elezioni Europee del maggio 2019

La fine dell’autunno, ormai da qualche anno a questa parte, è diventato il momento in cui le varie formazioni politiche lanciano i propri progetti in vista delle elezioni della primavera dell’anno successivo. In particolare, guardando nella “galassia” a sinistra del PD, se in vista delle Politiche del marzo 2018, l’autunno 2017 aveva portato alla nascita sia di Liberi e Uguali  di Potere al Popolo, anche questo autunno 2018 è pronto a dare alla luce a due nuove “formazioni unitarie”.

Nel mese di dicembre si terranno infatti a Roma due assemblee che hanno l’obiettivo di dare alla luce due progetti politici ed elettorali, fra loro distinti e separati, in vista delle elezioni Europee di maggio 2019.

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DISSESTO IDROGEOLOGICO «Tutto l’Imperiese è esposto al rischio di frane e alluvioni»

Confesercenti: serve una corretta pianificazione territoriale per la sicurezza della popolazione e delle attività produttive.

Tutti i 66 Comuni della provincia di Imperia sono esposti in varia misura al rischio di frane e alluvioni. Nessuno escluso. Come nel resto della Liguria, tra le prime regioni in Italia a correre pericoli a causa del dissesto idrogeologico. Il dato emerge dalla ricerca 2018 dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ed è stato elaborato da Confesercenti.

Che non esita a definire «impressionante» l’esito dello studio. È soprattutto il rischio di alluvioni quello corso dai residenti dell’Imperiese: al di là degli eventi dei giorni scorsi, basti pensare che negli ultimi 20 anni il Ponente ha subito alluvioni, con vittime e danni pesantissimi, nel 1998,nel 2000, nel 2006, nel 2011 e nel 2014.

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NO ai diktat della UE, ma la manovra non va bene

di Roberta Fantozzi

Noi non contestiamo la manovra del governo perché non rispetta i diktat della UE, come fanno FI o il PD: alle politiche di austerità ci siamo sempre opposti, per cambiare radicalmente l’Europa.

Abbiamo detto NO subito al Fiscal Compact di cui oggi la UE chiede l’attuazione: perché era facile prevedere che quelle politiche avrebbero aumentato povertà e disoccupazione, senza migliorare ed anzi peggiorando i conti pubblici. E’ quello che è avvenuto dal 2011 con l’intensificarsi delle politiche di austerità: la povertà assoluta che nel 2011 colpiva 2 milioni e 600 mila persone, oggi ne colpisce oltre 5 milioni, l’occupazione è solo precaria, si sono tagliate pensioni, sanità, scuola, diritti del lavoro.

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